Claudio's profileIl coraggio di annunziar...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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September 03 Il futuro dei miei
di Alessandro Ghebreigziabiher* in “Cem-mondialità” del novembre 2008
Su una nave. In mare. Da qualche parte. «Zio Amadou?». «Sì?». «Mi Senti?». «Sì che ti sento...». «Ma non mi guardi». L'uomo si volta verso il nipote. Il ragazzino, poco più di sei anni, lo osserva dubbioso, tuttavia si fida e riattacca: «Zio, tu conosci bene l'italiano?». «Certo, sono stato già due volte in Italia». «Conosci tutte le parole?». «Sicuro Ousmane». Il nipote si guarda in giro come se avesse timore di essere sentito da altri, e arriva al sodo: «Cosa vuol dire extracomunitario?». L'uomo, alto e magro, sui trent'anni ha la barba che gliene aggiunge almeno una decina. Non appena sente l'ultima parola del bambino, si gira e fissa i propri occhi nei suoi. Trascorre un breve istante che sembra un'eternità in un viaggio in cui è in gioco la vita. «Extracomunitario dici?» ripete sorridendo lo zio Amadou: «è una bellissima parola. I comunitari sono quelli che vivono tutti nella stessa comunità, come gli italiani, extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più». «E questo qualcosa in più è una cosa bella?». «Certamente!» - esclama Amadou - «Tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. lo sono così così, ma tu sei di sicuro una persona bella, bellissima». L'uomo riprende a far correre lo sguardo sulla superficie dell'acqua, ma Ousmane gli chiede ancora: «Cosa vuoi dire immigrato?». Lo zio risponde subito: «Immigrato è una parola ancora più bella di extracomunitario. Devi sapere che, quando noi extracomunitari arriveremo in Italia e incominceremo a vivere lì, diventeremo degli immigrati». «Anch'io?». «Sì, anche tu. Un bambino immigrato. Sei anche extracomunitario, cioè qualcuno che porta alla comunità qualcosa di più bello, tutti gli italiani ci diranno grazie, cioè ci saranno grati. Da cui, immi-grati. Chiaro?». «Chiaro zio. Prima extracomunitari e poi immigrati». «Bravo» approva soddisfatto Amadou e ritorna a guardare il mare. Poco dopo il bambino richiama ancora la sua attenzione. «Zio...». «Sì?» fa l'uomo voltandosi paziente per l'ennesima volta. «E cosa vuol dire clandestino?». Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere e gli dice: «Clandestino. Sai questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari che incontrerai molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello e qualcuno di loro potrà insinuare il contrario. Tu non credere a queste persone. Per quante persone possano negarlo tu sei qualcosa di più bello e lo sai perché? Perché tu sei un clan-destino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro». Amadou riprende ad osservare il mare. Ousmane finalmente si volta a guardare le onde. Il suo sguardo punta verso l'orizzonte: «Sono il futuro dei miei» pensa il bambino con orgoglio e commozione. Chi può essere così ingenuo da pensare di poterlo fermare?
*ALESSANDRO GHEBREIGZIABIHER, scrittore e narratore teatrale, è nato a Napoli nel 1968 e attualmente vive a Roma. Tra le opere pubblicate, Tramonto (Lapis Edizioni, 2002), Mondo giovane (La Ginestra Editrice, 2006), Il poeta, il santo e il navigatore (Fermento Editore, 2006), Lo scrigno cosmopolita (La Ginestra Editrice, 2007), Tra la terra e l'acqua (Zampanera Editore, 2008) e L'intervallo (Intermezzi Editore, 2008). Dal 2003 è possibile leggere alcuni suoi testi sulla rivista Carta e dal 2008 scrive di teatro per conto della società Nanopublishing di Londra. Nel 2005 ha ideato il Laboratorio interculturale di narrazione teatrale e dal 2006 è il direttore artistico della Rassegna di narrazione teatrale Il dono della diversità. July 16 Firma anche tu!July 15 Il Papa e la Caritas in veritate
July 06 Un'estate... d'ascolto[…] quant'è divinamente meraviglioso che come il Padre nella Trinità chiama Figlio il Verbo, così Maria chiami Figlio il Verbo incarnato. Ora penso che non sia sbagliato dire che Gesù in mezzo a noi è figlio del nostro amore reciproco, quindi di noi, perché così è. Non aveva detto un giorno Gesù che chi fa la volontà di Dio è suo fratello, sorella e madre? (cf Mt 12,47). Possiamo, dunque, anche noi essere, in qualche modo, sua madre. Ma ad un patto però: che ci amiamo come si deve. [...] non vuol dire limitarsi ad "essere pronto a dare la vita" per il fratello, ma essere pronti a "morire" sul serio, a "non essere" per essere, per essere amore […] La gente, in questo mondo tumultuoso, disturbato da tanti rumori, da tanti suoni, da tante chiacchiere, ha bisogno di essere ascoltata, che significa amata sul serio. Perfezioniamo allora, nei prossimi mesi, quest'atteggiamento di sapore così mariano: l’ascolto.
(Chiara Lubich, 17 giugno 1999) June 09 Il senso della terra...Ansa del 7 giugno 2009 - ROMA - Un sacerdote italiano che da anni si batte a fianco degli indios dell'Amazzonia e contro la deforestazione sarà processato la prossima settimana in Perù con l'accusa di istigazione alla rivolta, e rischia l'espulsione dal Paese per aver aiutato gli indios ad opporsi allo sfruttamento dei loro territori. L'accusa potrebbe anche essere estesa al reato di terrorismo e contro di lui pesano anche minacce di morte. Padre Mario Bartolini, 70 anni [ultimo a dx., nella foto], nato ad Ascoli Piceno, vive in Amazzonia da 31 anni. Regge la parrocchia di Barranquita, un villaggio senza luce elettrica, ed ha la residenza in Perù, pur avendo conservato la cittadinanza italiana. Sacerdote passionista e missionario, è diventato una figura carismatica per i nativi grazie ad una piccola emittente radio, la "Voz de Cainarachi" dalla quale ha invitato la popolazione della foresta ad opporsi allo sfruttamento voluto dal governo di Lima, una battaglia di resistenza sfociata nella strage di indios e poliziotti avvenuta nei giorni scorsi a Bagua, e non ancora del tutto spenta. Un movimento - assicura padre Mario - del tutto pacifico, contrariamente a quanto sostenuto dal governo. Padre Bartolini è stato più volte denunciato e minacciato di morte per aver ostacolato i piani del gruppo Romero, multinazionale del biodiesel che agisce sul territorio della sua parrocchia. Taglia la foresta vergine e mette piante oleose, contribuendo alla distruzione dell'Amazzonia, già colpita da un crescente inquinamento con gravi conseguenze - ha denunciato il sacerdote - sulla salute della popolazione, soprattutto dei bambini. "La chiesa cattolica è con me, anche le gerarchie sono vicine ai poveri", fa sapere padre Mario da Baranquita, "ma ora la parola spetta al governo peruviano". E a quanti, anche a livello internazionale, potranno contribuire a spingerlo a ritirare i decreti e a lasciare agli indios le loro terre.
Aggiornamento: http://www.cnrmedia.com/cronaca/newsid/3736/il-padre-degli-indios-vittoria.aspx May 23 ...la speranza non può essere vissuta in solitudineCaro amico, Paolo Giuntella (dall'Osservatore Romano, a un anno dalla nascita al Cielo di Paolo) April 24 La bellezza del Vangelo vissuto in AfricaEffathà è un sogno nato fondamentalmente da un disagio. Ogni qualvolta predichiamo ciò che non viviamo concretamente ci sentiamo un po’ ipocriti. Vale per tutti, anche per noi del St. Martin. Dire che il povero è una risorsa, porlo al centro della comunità, chiedere ad una famiglia di accogliere un bimbo di strada o un orfano e magari essere ringraziati perché quel bimbo, quel malato di aids o quel disabile ha cambiato loro la vita…beh non è facile, ci si vergogna un po’ in quanto non abbiamo fatto molto se non facilitare un processo e seguire la nostra filosofia, ma alla fine quel “povero” non rimane con noi, non siamo noi a doverlo accudire, pulire, nutrire, educare quotidianamente! Se da un lato ci faceva sentire bravi e fiduciosi rispetto alla strada intrapresa dall’altro ci pungolava come un tarlo e così abbiamo iniziato a chiederci come è possibile insistere con le comunità di porre al centro il povero e non farlo noi stessi? Se realmente pensiamo sia una risorsa perché non è parte concreta del quotidiano del St. Martin? Così fin dal 2002 si è iniziato a porre le basi per quella che oggi è la comunità di Effatha. L’esperienza delle comunità dell’Arca fondate da Jean Vanier e presenti in tutti i continenti è stata la nostra ispirazione e guida. Luoghi ove persone disabili e non disabili decidono di condividere la quotidianità fatta di servizio, lavoro, accoglienza e preghiera. È stato innanzi tutto un lavoro di formazione che ha seguito due strade: i libri di Jean Vanier che abbiamo letto e usato come materiale di riflessione durante i vari ritiri organizzati e offrendo esperienze residenziali di una o piu’ settimane allo staff del St. Martin presso comunità dell’Arca in Uganda specialmente, ma anche in Francia e in Bangladesh. Questi due percorsi hanno fatto nascere il desiderio in alcuni di iniziare una comunità anche qui a Nyahururu. Così il sogno pian piano ha iniziato a prendere forma nel luglio del 2007 con la formazione di un comitato che con pazienza e costanza ha iniziato a “lavorare” per la sua concreta realizzazione coinvolgendo anche alcuni amici italiani che hanno appoggiato entusiasticamente questa iniziativa e sostenuto finanziariamente la costruzione degli ambienti. Mentre crescevano le mura il comitato lavorava per dare contenuto al tutto. Si sono formati dei sotto comitati che hanno seguito nello specifico la scelta dei disabili, i lavori della struttura, le norme assicurative/legislative e la sensibilizzazione della comunità. Scegliere 4 disabili su più di 1500 non è stato facile, come anche spiegare nelle varie comunità che cos’è Effathà. È stato un lavoro lungo e faticoso, ma fatto con serietà e onestà che è sfociato nella grande festa dell’11 gennaio 2009 quando 6 colleghi del St. Martin (Rachael, Margaret, don Gabriele, Wanjohi, Kariuki e Mark) hanno accolto ed iniziato a vivere insieme a 4 fratelli disabili (Musaa, Munyua, Susan e Paul) dando inizio a questa nuova avventura.
“Effathà” è una parola biblica, che significa “apriti”! È l’invito rivolto da Gesù al sordomuto nel Vangelo, ed è stata scelta come nome della Casa sulla base della convinzione che abbiamo tutti un gran bisogno di aprire il nostro cuore alla ricchezza nascosta nel cuore dei più deboli. Ma Gesù dice: apriti! anche a ciascuno di noi. Non restare chiuso nella tua crisalide, sei molto di più di quello che fai vedere, riconosci le tue debolezze e sii il tuo miracolo! “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo e’ debole per confondere i forti” (1 Cor 1, 27). Chi meglio dei disabili può confonderci e squassare tutte le nostre sicurezze? Questo è ciò che sogniamo possa diventare Effathà per la comunità di Nyahururu: un luogo di formazione permanente dei cuori. Noi siamo fermamente convinti che Dio ci chiama a creare luoghi d’amore dove la relazione con l’altro sia la peculiarità e il riconoscere le nostre debolezze sia più importante dell’essere riconosciuti in quanto “capaci di”. È nostra convinzione che mai come oggi ci sia bisogno di luoghi ove poter crescere spiritualmente ancor prima che intellettualmente. Per questo la casa offre la possibilità a tutti e specialmente ai giovani di poter fare un’esperienza di servizio e preghiera e i 4 “professori” (Munyua, Susan, Paul e Musaa) con il loro esempio insegnano ad amare senza aspettarsi nulla in cambio, a non giudicare nessuno a seconda del vestito, del titolo o altri stereotipi ma andando fiduciosi incontro all’altro sicuri che si prenderà cura di noi. Munyua saluta sempre tutti almeno due volte, così come Musaa sorride a tutti indistintamente o Susan allunga la mano alla persona che è vicino a lei senza tenere in considerazione chi sia… Quante volte noi siamo in grado di fare altrettanto? Quante volte siamo in grado di creare spazi di non giudizio avvicinando l’altro senza preconcetti? Più spesso preferiamo scegliere con cura le persone con cui condividere le nostre storie e molte volte gioire per le gioie altrui ci è difficile. Effathà aiuta a sviluppare un cuore aperto ad amare. In questi due mesi già 4 giovani di Nyahururu sono venuti a passare due settimane di servizio e preghiera. Uno di loro ha deciso di fermarsi per un anno. Altra speranza che poniamo in questa esperienza è che possa diventare un luogo per “sintonizzarsi” con il buon Dio. Al mattino e dopo cena ci si ritrova per la preghiera. Si accende una candela, si espone il santissimo e ci si siede sui tappeti. Tra una preghiera e l’altra si intona un mottetto di Taizè, ad un certo punto Susan alza lo sguardo verso Gabriele: “Susan” dice gabri “vuoi pregare?” Susan china la testa concentrandosi. Dopo un certo tempo rialza la testa sorridendo a Gabriele e il canto riprende…. L’adorazione è una preghiera semplice che consente a tutti, anche a chi ha un ritardo mentale, di entrare in intimità con il Signore per questo abbiamo scelto questo modo di pregare. “Ti benedico o Padre perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate hai piccoli” (Mt 11,25) La nostra razionalità di adulti non ci consente di “ciucciare” al seno di Dio senza aspettarsi altro che esserne nutriti, non ci permette di rimanere tra le Sue braccia solo per esserne coccolati come fa un bimbo con la sua mamma. Per questo stando a fianco di chi ha un ritardo mentale ci insegna la semplicità, l’intimità e l’affidamento totale al buon Dio sicuri che si prenderà cura di noi perché ci ama così come siamo. Per questo siamo fiduciosi che Effathà possa diventare un luogo privilegiato per entrare in relazione profonda con il Signore e riflettere sulle nostre vite nel silenzio della preghiera o nella condivisione quotidiana con il disabile. Infine ciò che desideriamo è che possa diventare un luogo aperto all’incontro e dove celebrare la vita. Questa è sicuramente una peculiarità della comunità da quando e’ stata aperta. Infatti, in questi pochi mesi, già più di 500 persone sono passate: chi per un paio d’ore e chi per alcuni giorni. Sono i visitatori del St.Martin, i giovani di Nyahururu, i pastori delle varie chiese protestanti, i sacerdoti delle parrocchie limitrofe e sorelle delle varie congregazioni. L’incontro permette innanzitutto di comprendere meglio cosa sia Effathà, arricchisce reciprocamente i protagonisti dello stesso ed è occasione per far festa assieme. Per il futuro sogniamo possa divenire luogo privilegiato per le famiglie con bimbi disabili ove possano sentirsi a casa organizzando training di formazione, ma anche, perché no, gruppi di riflessione rispetto ai vari problemi legati alla disabilità. Per questo è in fase finale di costruzione un dormitorio diviso in due con 10 letti ciascuno e uno spazio dove poter cucinare. La prima settimana di Maggio, infine, partiremo anche con il “day care”. L’obiettivo finale è quello di iniziare un laboratorio che possa, tra l’altro, aiutare nelle spese che la casa inevitabilmente richiede. Per ora abbiamo individuato 4 giovani disabili che si uniranno durante il giorno ai 4 residenti. I primi di aprile andremo a visitarli nelle loro case, successivamente faremo una riunione con i loro famigliari e, se Dio vorrà, a maggio inizieremo pian piano a conoscerci e a scoprire cosa poter fare assieme.
Munyua ripete spesso, in kikuyu: “io sto qui, appartengo a questo posto”. Ecco cosa sogniamo per Effathà: che tutti coloro che ne verranno in contatto possano sentirsi parte di un cammino e, mettendosi in gioco, scoprire un po’ di se stessi.
L’Arche “Effatha’” Kenya
saintmartin@africaonline.co.ke March 26 Libano: la Vergine Maria, simbolo di unità nazionale24/03/2009 15:26 Beirut (AsiaNews) – Domani 25 marzo il Libano celebra la prima giornata di “festa islamo-cristiana” nel nome della Vergine Maria. Lo riferisce il quotidiano L’Orient-Le Jour in un articolo a firma di Fady Noun, nel quale si sottolinea che la nuova festività cade, secondo il calendario liturgico cristiano, in concomitanza “con la festa dell’Annunciazione a Maria”. “Insieme attorno a Maria, Nostra Signora” è il titolo della festa, la quale avrà un carattere nazionale più che religioso: al momento non è considerata una vacanza, ma potrebbe diventarlo “in un futuro prossimo, e affiancherà le tradizionali celebrazioni per l’Annunciazione”. “Essa – scrive il quotidiano in lingua francese – farà della figura della Vergine Maria, riverita sia nel mondo cristiano che in quello musulmano, un legame di unità fra i libanesi di tutte le religioni”. La decisione era attesa da tre anni ed è stata presa all’unanimità lo scorso 13 marzo, durante il Consiglio dei ministri. L’idea di una festa comune fra cristiani e musulmani nel segno della Vergine Maria è scaturita da una proposta dello sceicco Mohammad Nokkari, segretario generale di Dar el-Fatwa, la “Casa del decreto”, in occasione della commemorazione della festa dell’Annunciazione al Collegio di Jamhour. Essa è stata fin dall’inizio caldeggiata dai due co-presidenti per il dialogo islamo-cristiano – MM. Harès Chehab e Mohammad Sammak – e sostenuta dal premier libanese Fouad Siniora. Allo stesso tempo i promotori del progetto hanno ottenuto il permesso dal presidente della municipalità di Beirut, Abdel-Monhem Ariss, di erigere una statua di Maria in uno spazio nella piazza antistante il Museo Nazionale del Libano. Il monumento potrebbe anche dare il nome alla piazza stessa, che in realtà è un incrocio fra due direttrici di fronte al Museo. Essa riprodurrà “le fattezze stilizzate della Vergine Maria, circondata dalla luna crescente”, il simbolo per eccellenza del mondo islamico. In occasione della festa dell’Annunciazione, domani è in programma una cerimonia religiosa alla cappella del Collegio di Nostra Signora di Jamhour, nel corso della quale “cristiani e musulmani pregheranno insieme la Vergine Maria”. Sono previste preghiere, canti, recita dei salmi, musiche religiose, testimonianze, letture di testi, filmati audio e video. Fra le personalità che interverranno alla cerimonia vi sono lo sceicco Amr Khaled, uno dei più importanti predicatori del mondo arabo, e mons. Salim Ghazal, presidente della Commissione episcopale per il dialogo islamo-cristiano dell’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi maroniti. Gli organizzatori della manifestazione, conclude il quotidiano libanese, auspicano che “la loro iniziativa faccia scuola e dei contatti sono già stati avviati perché, il prossimo 25 marzo, simili cerimonie siano organizzate in altri sei Paesi: Egitto, Marocco, Giordania, Polonia, Italia e Francia”. March 16 Scrivilo su una stellaScrivilo su una stella Ascolta il respiro del cuore, è la vita che ti cerca. E' l'amore che sussurra una strada nuova. E' desiderio d'infinito. Non è tuo il tempo che ti è dato. I giorni sono petali d'un fiore che vuol toccare il cielo. Non è tuo l'amore che vibra nell'anima. E' tutto per essere donato. Non è tuo l'infinito che ti abita. Scrivilo su una stella e tutti lo potranno vedere. (Adalgisa Zanotto, 8 marzo 2009) March 14 Una poesia a Santa MariaFebruary 07 Kenneth... RIPMarch 5, 2009 - WASHINGTON - THE US state of Texas on Wednesday executed by lethal injection it's 10th inmate so far this year, a man convicted of a 1991 murder who turned 38 on the last day of his life. January 30 Per ora sta vincendo la vitaHANNO SOSPESO L'ESECUZIONE A LARRY! di gianluca.ferrara Carissimi, a poche ore dalla fine la mano del boia è stata fermata! Come molti di voi sanno, dopo la pubblicazione di una mia lettera su Repubblica è nato un processo virtuoso che mi ha portato ad essere invitato a Uno Mattina, poi a Rai 3 Neapolis che, oltre a parlare di Edizioni Creativa, si è soffermata sul caso Larry. Anche altri giornali come Il Messaggero, L’Espresso hanno riportato il mio appello. Il Corriere della Sera se ne è occupato con un toccante articolo.
Si è quindi creata una straordinaria rete di solidarietà pro Larry che mi ha convinto sempre di più che noi italiani, nonostante i nostri atavici difetti, siamo un gran popolo. Un popolo che con forza ha detto no a questa bestialità che è la pena di morte. La petizione ha raggiunto quasi le 5000 firme (la maggior parte dall’Italia) migliaia di mail sono state inviate, oltre che al governatore, anche al Board of Pardons and Paroles. Un amico prete di Ercolano, padre Pasquale Incoronato, ha parlato di Larry durante le messa e ha aperto le porte dell’oratorio e acceso i computer attraverso i quali i fedeli hanno potuto partecipare alla petizione. Un altro amico prete Padre Giorgio Pisano in occasione della marcia della pace di Portici mi ha fatto fare un appello dinanzi a più di 1000 persone. La pressione è stata forte. Compresa quella di un bambino di 10 anni, Andrea, che si è battuto tanto per far firmare la petizione. Larry, quando ha saputo di tanta partecipazione, mi è stato detto dalla moglie che ha iniziato a ridere e non riusciva a fermarsi, poi si è commosso e mi ha chiesto di dire a tutti voi: grazie di cuore! Questa sospensione non è solo una sospensione, perché a questo punto il caso verrà riesaminato e finalmente dovranno valutare delle prove mai prese in considerazione che potranno dimostrare l’estraneità di Larry all’assassinio della povera Melissa. Questo è merito anche vostro, ma merito anche dei cari amici di Facebook (Il gruppo Con gli ultimi in pochi giorni ha superato i 2000 iscritti!) che si son dati da fare, che hanno firmato e fatto firmare la petizione. Merito di giornaliste con un gran cuore come Eva Chiarotti di Uno Mattina che con partecipazione ha continuato a contattarmi per avere novità su Larry. Merito di Carlo De Cesare giornalista con la telecamera rivolta verso Dio. Merito della dott.ssa Rosciano di Neapolis. Merito della straordinaria persona che è Giuseppe Lodoli del comitato Paul Rougeau, ora i 3500 dollari raccolti saranno utilissimi! Merito delle tante persone a cui ho chiesto di rivolgere una preghiera a quel Dio che con un gesto d’amore ha dato vita a Larry e che invece degli uomini assetati di vendetta volevano uccidere. Questa è la vittoria di chi crede che nella vita tutto è possibile basta crederci e lottare. Ha vinto la vita! Gianluca Ferrara Link: Uno Mattina http://it.youtube.com/watch?v=9nyCKhxwscQ January 24 A voi, giovani, l'evangelizzare il 'continente digitale'"A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo 'continente digitale'. Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la 'buona novella' di un Dio che s'è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l'umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l'amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l'unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l'identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi!" Benedetto XVI, dal Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni 2009
January 09 Cara Chiara ti scrivo...Il link della nuova pagina apparsa ieri sul sito del piccolo monastero on-line: http://www.evangelizzando.net/CaraChiaratiscrivo/tabid/72/Default.aspx December 28 Un sentiero semplice«A Simple Path » Potete pregare la Santa Famiglia per la vostra famiglia: Padre nostro che sei nei cieli, ci hai dato un modello di vita nella santa Famiglia di Nazareth. Aiutaci, Padre benevolissimo a fare della nostra famiglia una nuova Nazareth, dove regnino la gioia e la pace. Sia essa profondamente contemplativa, intensamente eucaristica e vibrante di gioia. Aiutaci a restare insieme attraverso felicità e fatica grazie alla preghiera familiare. Insegnaci a riconoscere Gesù in ciascun membro della nostra famiglia, particolarmente quando soffre e rimane ferito. Il cuore eucaristico di Gesù renda i nostri cuori miti e umili come il suo (Mt 11,29). Aiutaci a compiere santamente la nostra vocazione familiare. Che possiamo amarci gli uni gli altri come Dio ama ognuno di noi, ogni giorno maggiormente, e perdonarci a vicenda le nostre colpe, come tu perdoni i nostri peccati. Aiutaci, Padre benevolissimo, ad accogliere quanto ci doni e a dare quanto ci prendi con un grande sorriso. Cuore immacolato di Maria, motivo della nostra gioia, prega per noi. Santi angeli custodi siate sempre con noi, guidateci, custoditeci. Amen. Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità |
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